“Rondon Celtics”. Potremmo usare questo gioco di parole per presentare i Celtics della stagione che verrà. Certo, Kevin Garnett è tornato a ruggire come nell’anno del titolo regalando dei playoff memorabili e confermandosi re indiscusso della Giungla biancoverde; e Paul Pierce è sempre The Truth, l’uomo nelle cui mani viene affidato il pallone decisivo. Ma il ruolo di uomo-chiave della franchigia bostoniana appartiene ormai per acclamazione a Rajon Rondo, giocatore dalle caratteristiche e la personalità uniche nel loro genere.
La scorsa stagione può essere stata lo spartiacque nella carriera di Rajon: da quarta ruota di super lusso al servizio di tre campioni come Pierce, Garnett e Allen nel pieno del loro splendore, nel corso degli anni il ragazzo da Kentucky si è progressivamente adattato a una situazione che lo voleva sempre più partecipe in prima persona, non più come semplice spalla ma come vero e proprio “Big4” alla pari con i tre futuri hall of famer. Fino ad arrivare alla stagione appena conclusa, che lo ha visto sbocciare come leader a tutto tondo della franchigia più prestigiosa della storia. Se il momento più buio dell’anno passato è rappresentato da alcune sue prestazioni non all’altezza, con atteggiamento quasi supponente di fronte ad avversari modesti e con l’evidente peso delle voci di trade che lo lasciavano inquieto, la risalita e la cavalcata fino a gara 7 della finale di conference lo hanno visto come assoluto attore principe, trascinatore e artefice, in coabitazione con il sempreverde Kevin Garnett, della magnifica corsa biancoverde.
Quale può essere il limite per un giocatore che ha reso ordinaria una tripla doppia? Dove può arrivare un ragazzo di 26 anni che ai playoff ha preso in mano le redini dei Celtics e li ha trascinati con prestazioni storiche ad un passo dalle Finals?
La stagione che inizierà tra poco è l’anno della verità: Pierce e Garnett hanno un anno in più sulla carta d’identità, Ray Allen ha scelto di andar via. Danny Ainge ha puntato forte sul play, allestendo una squadra sulla carta molto atletica e adatta a giocare e correre al ritmo imposto dal suo direttore d’orchestra. Dal canto suo Rondo ad oggi è un giocatore che sta bussando alle porte dell’élite del gioco: le sue cifre sono in costante ascesa e l’impatto e la personalità sul rettangolo di gioco sono da campione vero. Molti lo definiscono come il miglior play della lega, e lui stesso in un recente tour nelle Filippine ha fatto intendere con dichiarazioni bellicose di considerarsi tale e di voler lasciare un segno indelebile nella storia dei Celtics. Adesso la fuoriserie la guida lui, e promette non solo di riuscire a tenerla in strada ma anche di portarla molto lontano. Si avvicina il momento della verità, la prova del nove: come il suo numero di maglia. Rondo è pronto alla sfida, conscio del suo nuovo ruolo e pronto a prendersi le responsabilità del caso. Dietro la maschera che non lascia trasparire alcuna emozione brucia il fuoco di ha il talento nel sangue e si sente il migliore, e non vede l’ora di dimostrarlo.
Rajon Rondo sta alla pallacanestro come Salvador Dalì sta all’arte: come il visionario genio spagnolo, il folletto col numero 9 vede quello che agli altri sfugge; realtà e immaginazione appaiono alla stesso modo ai suoi occhi, e riesce a giostrarle con una lucida follia che è ormai il suo marchio di fabbrica. I suoi capolavori sono pronti a sbalordirci e a meravigliarci: noi non lo sappiamo, ma lui già li intuisce e ne è padrone. Poi ci guarderà con la sua faccia da poker, come se dicesse: “Beh, cosa vi aspettavate dal migliore?”.
Allacciamo le cinture: il meglio deve ancora venire!
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Sono d’accordo sulla tua analisi,ora dobbiamo solo sperare che la pressione di essere il leader indiscusso della nostra franchigia non giochi un brutto scherzo a questo indiscutibile cavallo di razza, che come tutti i geni lascia alle volte dei dubbi sulla sua affidabilità,soprattutto quando le cose si fanno complicate…Io comunque credo ciecamente in Doc e Ainge, se hanno deciso di affidarsi completamente a lui vuol dire che hanno finalmente visto i segnali di maturazione per fare il definitivo salto di classe..