Ci sono molti modi per guadagnarsi la luce dei riflettori e con essa un posto nella leggenda: campioni straordinari che con le loro imprese scrivono pagine di storia sportiva, personaggi dal carisma magnetico il cui ricordo non viene mai sopito. Ma è difficile che un atleta di livello medio, facciamo anche medio-basso, si imponga nell’immaginario collettivo dei tifosi diventando una vera e propria icona. Brian Scalabrine ci è riuscito, assicurandosi per sempre un posto nella leggendaria storia dei Celtics.
Scalabrine arriva a Boston nell’Agosto del 2005, e con il pubblico del Garden è subito amore a prima vista. La pelle bianca, le origini europee (irlandesi in particolari) e i caratteristici capelli rossi lo rendono una figura ideale per far immedesimare in lui gli appassionati bostoniani, fortemente legati alle loro origini e alle loro tradizioni. Al di là dell’effettivo apporto come giocatore, Brian diviene quindi un beniamino del suo pubblico, che lo acclama ad ogni gara come se fosse lui la superstar della squadra.
Dopo due annate disastrose, nella stagione 2007-2008 i Celtics dei Big Three riportano a Boston un titolo che mancava da più di vent’anni. I minuti di Scalabrine sul parquet sono sempre meno, ma il suo apporto per lo spogliatoio e l’amore dei tifosi nei suoi confronti sono inversamente proporzionali al suo impiego sul campo. Nei playoff e nelle vittoriose Finals contro i Lakers non scende in campo nemmeno per un minuto, ma il solo fatto di essere nel roster dei campioni scrive definitivamente il suo nome nella leggenda biancoverde. Memorabile una sua intervista nel post-partita di gara-6 al Garden, dopo che i Celtics si sono appena laureati campioni; alla domanda di un giornalista che gli chiedeva come si sentisse a non aver giocato neppure un secondo, Scal risponde con una battuta strepitosa, vero e proprio cult per i bostoniani più incalliti: “Ehi ora potete dire che non ho giocato neanche un secondo…ma tra 5 anni nessuno se lo ricorderà più. Tra 10 anni potrò ancora dire di essere campione, tra 20 anni potrò dire ai miei figli che avrò giocato titolare e tra 30 magari che sono stato l’Mvp!”.
Allo scadere del suo contratto al termine della stagione 2010, Scalabrine segue Tom Thibodeau, ex defensive-coach dei Celtics divenuto capo-allenatore dei Bulls, nella nuova esperienza a Chicago. Anche il caloroso e competente pubblico della città del vento lo accoglie come un eroe eleggendolo a nuovo beniamino, tanto da fargli guadagnare il soprannome di “White Mamba” (ispirato al nickname di Kobe Bryant, “Black Mamba”, ovviamente in chiave ironica). Il 5 Novembre del 2010 i Bulls fanno visita ai Celtics: il Garden tributa una fantastica standing ovation al suo vecchio e indimenticato pupillo, facendo risuonare il grido “Scalabrine!-Scalabrine!” come quando Brian vestiva la casacca biancoverde numero 44. E Brian non dimentica il suo passato: è infatti notizia di pochi giorni fa l’annuncio del suo ritiro, unita alla proposta di coach Thibodeau di diventare suo assistente. Scal ringrazia ma declina l’offerta, preferendo il ruolo di commentatore delle partite dei Celtics per una televisione del New England e tornando così tra la gente che per cinque anni lo ha osannato come una vera star.
In una NBA fatta sempre più da campioni dalle incredibili doti atletiche e dotati di una capacità di bucare il video degna delle più consumate star del cinema, la storia di Scalabrine ci dimostra come il cuore dei tifosi possa battere anche per un ragazzo dal fisico e dal talento normali, che con una testa ben salda sulle spalle, un impegno sempre ai massimi livelli e una buona dose di guasconeria ha saputo ritagliarsi una carriera di 10 anni e oltre 500 partite, impreziosita da un titolo vinto con la maglia biancoverde. Un personaggio tutt’altro che da copertina, ma così normale e umano da riuscire a entrare di prepotenza nel cuore di ogni tifoso e diventando una vera leggenda celtica, e non solo.
Dimenticatevi i supereroi moderni: lunga vita a Scal!
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Senza parole….questo articolo ha già spiegato tutto e anche di più mi posso solo unire al plauso per un idolo che non dimentica i propri tifosi decidendo di diventare uno di loro…grande Filippo
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