Risveglio nel mio letto. Un sussulto: ho solo sognato? Mi alzo e vedo sul comodino il cappellino con gli autografi e la maglia del Capitano con la sua firma: no, è tutto vero. È stato un sogno si, ma ad occhi aperti. Ecco il racconto di un fine settimana da ricordare, vissuto grazie a Celtic-Nation a stretto contatto con i Celtics nella loro trasferta milanese.
Sabato mattina il treno lascia in perfetto orario la stazione di Firenze e corre veloce verso la mia destinazione. Milano ci aspetta, vestita a festa per un weekend da capitale del mondo con la partita dei Celtics e Milan-Inter, derby della Madonnina. Tutto è pronto e in ordine: il registratore nuovo, le domande per le interviste, il materiale per foto e autografi; avrò l’occasione più unica che rara di seguire da vicino i Celtics come inviato di Celtic-Nation. Un sogno che si avvera, un viaggio in cui mi accompagneranno una collaboratrice speciale e un collega coi fiocchi; teneteli a mente, perché niente sarebbe stato lo stesso senza di loro.
Il weekend si mette subito in salita: allenamento del sabato pomeriggio cancellato, troppo stanchi i ragazzi dopo il viaggio da Istanbul. In programma la conferenza stampa di coach Rivers alle 14, al Westin Palace Hotel. Arriviamo puntuali e prendiamo posto in una saletta accogliente e per pochi intimi: al massimo 20 i presenti, pronti a raccogliere le impressioni del coach. Il Doc in circa venti minuti di conferenza ci regala molti spunti, spaziando dalla squadra di quest’anno a quella del titolo, dai suoi inizi come allenatore alle future sfide col figlio Austin.
Conferenza finita, il Doc è fuori dalla sala. Lo vedo, mi avvicino, mi butto: coach, un autografo? Gli porgo il cappellino dei Celtics e lui commenta divertito: “Bel cappello, mi piace!”. Io rispondo imbarazzato e felice, dicendogli di essere un grande fan dei Celtics; lui mi dà una pacca sulla spalla e si presta anche ad una foto. Che grande il Doc, ragazzi! Mentre sto uscendo dall’hotel nella hall vedo un omone coi capelli rossi seduto a un tavolino: è il White Mamba, Brian Scalabrine! Autografo e foto con una leggenda come Scal sono d’obbligo, e così concludo la prima tappa del mio weekend con grandissima soddisfazione. Sono euforico: mi sembra di toccare il cielo con un dito.
Dopo il dovere è tempo del piacere: un giro nel quadrilatero della moda con la mia dolce metà è obbligatorio. Ma le sorprese sono dietro l’angolo, perché in via Montenapoleone incontro un terzetto che gira indisturbato tra le boutique: si tratta di Jeff Green, Avery Bradley e Courtney Lee. Cappellino d’ordinanza e pennarello sono pronti, e vado all’assalto dei tre giocatori: scambio due chiacchiere con loro, dicendo di essere un giornalista (ebbene si, l’ho detto!) e di essere appena stato alla conferenza del coach; Green se la tira un po’, Bradley è timido mentre Lee è il più disponibile e mi dà spago. Ottengo i miei autografi e li saluto con un “cinque”, proseguendo sempre più eccitato il mio giro per le strade meneghine.
Ma se parliamo di sorprese, tenetevi forti per l’incontro che sto per raccontarvi: uscendo da un negozio all’ingresso di piazza Duomo vedo davanti a me una folla incredibile, che segue un ragazzone che sta facendo un video col suo tablet come un turista qualunque. È lui, uno dei miei idoli e uno dei più grandi Celtics di tutti i tempi: The Captain and The Truth, Paul Pierce. Lo avvicino e lo saluto, e gli porgo la maglia numero 34 che tengo a portata di mano nella tracolla (che come avrete capito sembrava quella della Mary Poppins dei giorni migliori, con oggetti di tutti i tipi e per tutte le occasioni): lui me la autografa e mentre lo fa riprende il tutto nel suo video. Dopo aver rischiato lo svenimento lo ringrazio, mi defilo e guardo la canotta firmata: penso che una volta tornato a casa dovrò cercare alla svelta una cornice adatta a un trofeo del genere.
Dopo aver incontrato Pierce ricevo una chiamata: è Nicola, mio collaboratore che come me scrive su questo fantastico sito e che finora ho sentito solo via e-mail o per telefono. Mi raggiunge e finalmente facciamo la nostra conoscenza dal vivo, e si rivelerà un incontro molto bello con una persona eccezionale, fondamentale punto d’appoggio per la trasferta milanese. Ci dirigiamo insieme verso la Fan Zone di piazza Duomo, dove sono ospiti Doc Rivers e i rookie dei Celtics insieme agli ex-giocatori Horry e Sam Perkins. Lascio il mio pass a Nicola che può così entrare e passare un po’ di tempo nel vivo dell’azione, a contatto con giocatori e giornalisti, come vi racconta nel suo nuovo articolo.
La giornata di sabato si conclude con una e-mail che mi mette ancor più su di giri: l’organizzazione dell’Nba Europe Live mi informa dello shootaround dei Celtics programmato per la mattina successiva; alle 10.30 dovrò essere al Forum di Assago, e potrò assistere alla fine dell’allenamento e avvicinare alcuni dei protagonisti per intervistarli. Sarà una notte veloce: non vedo l’ora di essere sul campo!
La domenica mattina in metro l’eccitazione è alta: so che tra pochi minuti sarò a bordo campo per assistere all’allenamento, e vedrò da vicino atleti che finora ho visto solo in televisione nelle lunghe nottate delle partite NBA. Il tragitto sembra non finire mai, ma finalmente arrivo puntuale all’appuntamento: dalla pancia del Forum risaliamo verso il campo, dove i ragazzi stanno ultimando la sessione di tiro. Dopo un attimo (facciamo anche due) di smarrimento, riprendo il controllo e cerco di concentrarmi sul mio lavoro, mettendo per un attimo da parte il cuore da tifoso. Riesco a intervistare Wilcox e Sullinger, oltre a raccogliere le dichiarazioni di Paul Pierce e i sibili a mezza voce di Rondo. Una volta finita la sessione di interviste ho anche l’onore di calcare il prestigioso parquet del Forum: mi immagino la storia delle “Scarpette Rosse”, coach Dan Peterson a bordo campo e il baffo di Mike D’Antoni in cabina di regia; la classe vellutata di Bob McAdoo e il talento di Dino Meneghin. Non vedo l’ora che arrivi il momento della palla a due, per assistere dal vivo a un’altra grande pagina di storia del basket.
L’orario d’inizio del match è previsto per le sei, ma prima mi aspetta un altro affascinante impegno: la conferenza stampa del “capo supremo” dell’NBA, il commissioner David Stern. L’avvocato newyorchese sfoggia il sorriso delle grandi occasioni mentre parla a una platea di una sessantina di giornalisti, ringraziando Milano per l’accoglienza e parlando di basket e di Nba a 360 gradi. Poi finalmente, dopo aver scambiato due chiacchiere con Danny Ainge (GM dei Celtics e leggenda biancoverde da giocatore, la partita può avere inizio: uno spettacolo magico, col palazzetto gremito e colorato di biancoverde. I Celtics si impongono nettamente sull’Olimpia, ma questa non è la parte più importante: è solo la chiusura ideale di un weekend che non sarebbe potuto essere migliore. E siccome tutto è bene quel che finisce bene, è giusto che prima di uscire dal palazzo incontri Federico Buffa, un personaggio che è un maestro e una fonte d’ispirazione.
Il weekend è terminato, i riflettori si spengono. Rimangono i ricordi, tanti e indimenticabili, e la consapevolezza di aver avuto un privilegio che solo a pochi è concesso: seguire da vicino la squadra per cui fin da piccolo hai sofferto e gioito, parlare coi tuoi idoli e stringer loro la mano. Se prima pensavo che i sogni si facessero dormendo, ora so che i più belli sono quelli fatti ad occhi aperti.
P.S.: ah, vi ricordate della collaboratrice speciale e del collega coi fiocchi? Sono Vittoria Calvelli e Nicola Bogani: grazie all’uno, collega e guida preziosa nel fine settimana, e soprattutto all’altra, che mi ha accompagnato in ogni momento di questa grande avventura.
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Un giorno sentiranno parlare di te anche al di fuori di questo sito e io potrò dirmi orgoglioso di aver vissuto queste splendide giornate in vostra compagnia…Grazie