L’ultimo appuntamento dell’Nba Live Europe prima della partita tra Boston Celtics e Olimpia Milano di domenica scorsa è stata la conferenza stampa del commissioner della Nba David Stern, che ha idealmente chiuso il fine settimana milanese tracciando il quadro della situazione del basket mondiale e dei rapporti della lega più famosa del mondo con le altre istituzione internazionali. Davanti a una platea di giornalisti provenienti da tutto il mondo, Stern ha risposto alle domande sfoggiando il sorriso delle grandi occasioni, visibilmente soddisfatto dell’accoglienza ricevuta nel “vecchio continente”.
“In questo momento abbiamo squadre del nostro campionato impegnate in tutto il mondo: in Europa, in Messico e addirittura in Cina. Proprio i Celtics sono stati una delle prime franchigie a giocare in Europa, nel 1988, e la Nba è stata la prima lega sportiva americana a giocare una partita della stagione all’estero, nel 1991 a Tokio. Per il futuro prossimo stiamo programmando eventi e amichevoli anche in Sudamerica, sempre accompagnando gli avvenimenti sportivi col nostro programma “Nba Cares”, col quale portiamo in giro per il mondo la nostra attenzione per il sociale. Tutto ciò non può che rendermi orgoglioso per il grande lavoro che stiamo facendo e che continueremo a fare”.
Anche per quest’anno la Nba ha messo in programma una partita di regular season che si svolgerà in Europa, il 17 gennaio a Londra: “Il successo di pubblico che riscuotiamo è sempre notevole e per noi è un piacere organizzare eventi del genere fuori dal nostro paese. In futuro penso sia possibile organizzarne altri, anche se dovremo sempre valutare il fattore economico, perché una trasferta del genere comporta grandi spese, e il fattore logistico, dato che non sono molte le arene in grado di poter ospitare un evento di questa portata”.
La voglia di Nba per gli appassionati di tutto il mondo è tanta, e lo stesso Stern in passato aveva ventilato l’ipotesi di istituire alcune franchigie del campionato Nba con base in Europa. Tuttavia il commissioner non pensa che allo stato attuale delle cose questa sia una strada percorribile: “Non credo sia fattibile l’idea di avere una franchigia Nba con base in Europa, o almeno non una soltanto: per rendere fattibile questo progetto dovrebbero essercene almeno 5. Non credo neppure ci siano le condizioni a livello economico: non ci sono abbastanza strutture adeguate, non ci sono proprietari disponibili a questo genere di sforzo e in più dovremmo alzare di molto il prezzo dei biglietti rispetto agli standard dei campionati europei. In ogni caso, anche se questo diventasse un sogno irrealizzabile, siamo molto contenti di come ogni anno il nostro seguito cresca notevolmente: sempre più appassionati seguono l’Nba e con la nuova arena di Berlino e il progetto per quella di Parigi Bercy per il 2014 stanno crescendo le opportunità per vedere sempre più eventi organizzati in Europa. In passato abbiamo sperimentato tornei e altri tipi di competizioni, ma ad oggi sono convinto che la migliore soluzione per gli appassionati europei, quello che desiderano maggiormente vedere, sia la squadra di casa impegnata contro un team Nba; non penso che una partita tra due squadra Nba giocata in Europa avrebbe lo stesso seguito”.
Inevitabile toccare l’argomento delle regole di gioco, dato che queste partite di preseason del tour europeo vengono giocate con regole ibride. Il commissioner auspica un’armonizzazione delle regole FIBA e di quelle Nba: “Abbiamo un ottimo rapporto con la FIBA, l’Eurolega e le federazioni nazionali; lavoriamo tutti insieme perché abbiamo un obiettivo comune, cioè far sì che più persone possibile si avvicinino al basket. Dal punto di vista delle diverse regole mi piacerebbe molto che si riuscisse a dar vita a un unico regolamento, ma non credo che questo accadrà, almeno non in un breve lasso di tempo: alla nostra lega non piacciono molto le regole europee per l’interferenza a canestro (in Europa dopo che la palla ha toccato il ferro è giocabile, mentre in Nba si deve valutare se è ancora nella zona del cilindro del canestro) e la liberalizzazione dell’area dei tre secondi, anche se credo che soprattutto la prima ci sarebbe di grande aiuto dato che la percentuale più alta di decisioni sbagliate riguarda proprio questo aspetto del gioco. Ho apprezzato comunque la volontà della FIBA di avvicinarsi alle nostre regole, come nel caso della distanza della linea dei tre punti; il clima è sicuramente molto diverso dalla confusione che si percepiva una ventina di anni fa, quando ci ritrovammo per la prima volta a discutere di una possibile armonizzazione dei diversi regolamenti”. In tema di regole è d’obbligo una domanda sulla nuova norma anti-simulatori, introdotta di recente dalla Nba, che prevede multe per chi simula i contatti provando a ingannare gli arbitri: “Le simulazioni sono da condannare per tre motivi: per prima cosa vogliono indurre l’arbitro a chiamare un fallo che in realtà non c’è; se l’arbitro non fischia inducono i tifosi a pensare che abbia commesso un errore, e che quindi non sia un buon arbitro; infine, permettono che una situazione di gioco e addirittura una partita siano decisi non da giocate degli atleti ma dalla recitazione. Per questi tre motivi ho pensato che avremmo dovuto prendere dei provvedimenti a riguardo. Alcuni avrebbero addirittura voluto delle squalifiche per i simulatori, altri invece hanno sostenuto che è compito degli arbitri accorgersi se un giocatore finge: ma come potrebbero fare se l’obiettivo è proprio quello di ingannarli? Non possiamo di certo fermare il gioco in continuazione per rivedere al replay ogni contatto dubbio, quindi la soluzione migliore è quella di esaminarli dopo le partite e, se del caso, assegnare le opportune sanzioni. Se poi ci accorgeremo che non funzionano e che non servono a scoraggiare chi simula, allora ne predisporremo altre più severe. E non mi piace sentire che qualcuno dica che la simulazione è un’abitudine europea o sudamericana: simulare è una specialità ben conosciuta in tutto il mondo”.
Il resto del mondo si sta avvicinando sempre di più al livello del basket d’oltreoceano. Stern vede di buon occhio questa evoluzione globale del gioco: “Quando nel 1992 decidemmo di mandare i nostri giocatori alle olimpiadi l’opinione pubblica pensò che fosse una pazzia: non c’erano dubbi che i nostri fossero i migliori al mondo, e mandarli a giocare questo tipo di competizione sarebbe stato solo un inutile spreco di tempo. Io invece pensai fin da subito che in questo modo, rispondendo all’invito della FIBA e dando la possibilità ai giocatori di tutto il mondo di misurarsi coi nostri atleti, avremmo dato loro una grande spinta per migliorare il loro gioco. I media mi derisero sostenendo che non sarebbe mai successo, ma oggi posso dire che avevo ragione: la qualità delle competizioni in tutto il mondo è aumentata a dismisura, e la conseguenza naturale è stata l’aumento del livello competitivo delle varie squadre; oggi se un team Nba non si impegna al massimo può perdere contro qualunque avversario europeo, squadre che hanno a disposizione giocatori e coach molto bravi e preparati. Tutto ciò non può che essere un bene per il basket, ed è il segnale di quanto la nostra lega abbia influenzato lo sviluppo del gioco: alle ultime Olimpiadi di Londra in 11 squadre giocavano 59 giocatori che militano o hanno militato nella Nba”.
La chiusura è dedicata ad un altro tema caldo per l’associazione: la possibilità delle sponsorizzazioni sulle maglie. Il commissioner commenta così sull’argomento: “Personalmente non sono molto favorevole, ma lascerò la decisione al board governativo che avrà l’incarico di esaminare la questione. Posso dire con orgoglio che finora siamo stati l’unica lega al mondo a non far comparire nemmeno gli sponsor tecnici sulle maglie da gioco, dato che sulle canotte dei giocatori compare solo il logo della Nba; ma capisco i tempi che cambiano. Vedremo quale sarà la decisione del board governativo”.
È un David Stern molto soddisfatto quello che saluta i cronisti e ringrazia tutti per la calorosa accoglienza: la sua Nba è un colosso planetario e un marchio di successo in ogni parte del globo e se, come ha più volte dichiarato, lascerà l’incarico e andrà in pensione nel 2014, potrà guardare orgoglioso ai tanti anni di duro lavoro che hanno creato un vero e proprio gioiello.
You must be logged in to post a comment.
Boston, and all points beyond
-----------------------------------------------------
Phone: BR549
Email: contact.us@celtic-nation.com
Website: www.celtic-nation.com
-----------------------------------------------------
Alla fine di questa serie di articoli non mi resta che farti i complimenti per la scaltrezza,la lucidità e la professionalità da giornalista navigato, dimostrata durante la due giorni milanese.