Manca una settimana all’inizio della stagione NBA: il precampionato volge al termine e si avvicina lo scoccare dell’ora della prima palla a due. Celtic-Nation si prepara all’inizio del campionato con una panoramica sulle 30 squadre della lega, mettendole in ordine di livello come i migliori power ranking che si rispettino. In questa prima parte analizziamo le squadre dal numero 30 al numero 21.
30. Charlotte Bobcats.
La “cenerentola” designata, anche per quest’anno. Partendo dal presupposto che fare peggio della scorsa stagione (chiusa col catastrofico record di 7-59) è praticamente impossibile, i Bobcats si presentano al via con ambizioni modeste e una squadra dal talento non eccelso. La seconda scelta al draft, il promettente all-around Michael Kidd-Gilchrist da Kentucky, è l’unica goccia di speranza in un Oceano di desolazione. Arriveranno (forse) tempi migliori.
29. Detroit Pistons.
Niente di nuovo nel Michigan: coach Lawrence Frank si appresta a vivere l’ennesima stagione da “maestro” di un gruppo con molti giovani, arricchito dalla nona scelta del draft, l’ala-centro da Connecticut Andre Drummond. Le speranze della franchigia di Motown sono affidate alla consacrazione di Greg Monroe, lungo educatissimo reduce da un ottimo secondo anno, e alla crescita di Brandon Knight, play che si è molto ben comportato nell’anno da rookie. Le 30 vittorie possono il traguardo realistico per il presente, ma se i giovani maturano bene ci sono le premesse per un futuro roseo.
28. Orlando Magic.
Il “Dwightmare”, l’incubo Howard, è finalmente finito, ma il risveglio è stato più che mai brusco: tra veterani che vivacchiano in attesa della scadenza del contratto (per informazioni, citofonare Turkoglu), mezzi giocatori chiamati a ricoprire un ruolo da protagonisti e tanti giovani (alcuni in verità anche di belle speranze), i Magic si trovano ad essere una seria contender per le prime scelte del prossimo draft. Coach Vaughn siederà su una panchina Nba per la prima volta in carriera, e avrà il non facile compito di non far andare la squadra alla deriva. In bocca al lupo!
27. Sacramento Kings.
Altra scelta alta al draft (l’ala Thomas Robinson da Kansas, al numero 5), altro giro di giostra per i sempre più giovani “Re”. La domanda è la solita delle ultime stagioni: riuscirà qualche eterna giovane promessa a esplodere definitivamente, prendendo la leadership e caricandosi la squadra sulle spalle? Difficile dare una risposta, dato che i due uomini-chiave da cui ci si attende l’esplosione sono un classe ’89 (Tyreke Evans) e un classe ’90 (DeMarcus Cousins). Una cosa è sicura: sarà una stagione col botto. Quel che sarà da vedere è il significato dell’espressione: se positivo potrebbe essere un annata sorprendente e ricca di soddisfazioni; se negativo, beh, a Seattle stanno finendo di costruire la nuova arena…
26. Cleveland Cavaliers.
Gli orfani di LeBron James sono ancora in cerca d’identità: Kyrie Irving è una pietra solidissima su cui ricostruire, ma i tanti mestieranti attorno a lui sapranno essere spalle adeguate? In attesa della crescita del sophomore Tristan Thompson e di vedere di cosa è capace di fare tra i “grandi” il rookie da Syracuse Dion Waiters (scelto abbastanza a sorpresa al numero 4 del draft), i rebus sono più di uno. Difficile che il coach, il pur bravissimo Byron Scott, riesca a risolverli in questa stagione.
25. Houston Rockets.
Tanto tuonò che non piovve: potremmo descrivere così le manovre della dirigenza dei Rockets, che ha smantellato la squadra dello scorso anno per inseguire la chimera Howard, un sogno rimasto tale. Coach McHale ha in mano una squadra con tantissimi giocatori giovani e interessanti, che però non sembrano pronti per una stagione da protagonisti. Difficile che l’acquisto di Jeremy Lin possa diffondere anche a Houston la “Linsanity” che aveva contagiato New York. Per la lotta alle posizioni che contano ripassare l’anno prossimo.
24. New Orleans Hornets.
Un nome solo: Anthony Davis. La prima scelta assoluta al draft, il ragazzo che appena diciottenne ha trascinato Kentucky al titolo universitario, è la grande speranza della franchigia: se le attese saranno rispettate, siamo davanti a un giocatore che può dominare la lega per i prossimi due/tre lustri. Intanto, concedendogli il tempo necessario per la dovuta maturazione, la franchigia della “Big Easy” ha costruito attorno a lui un roster interessante: l’altro rookie, il figlio d’arte Austin Rivers (decima scelta da Duke, tanto talento ma un fisico forse non pronto e un ruolo ancora ibrido per giocare al piano di sopra), l’eterna promessa Eric Gordon che spera in una stagione senza infortuni, l’ala ex-Orlando Ryan Anderson. I playoff sono probabilmente un’utopia, ma i ragazzi di coach Monty Williams potranno divertirsi: la gioventù al potere ha un grande futuro davanti a sé.
23. Washington Wizards.
Pulizie di Primavera nella capitale: gli Wizards hanno indirizzato le loro mosse di mercato nell’ottica di liberarsi delle molte “teste calde” che negli ultimi anni hanno militato nella franchigia. Oltre a questo, la dirigenza è riuscita anche a allestire un roster competitivo, con gli arrivi di Emeka Okafor, Trevor Ariza e del rookie Bradley Beal (terza scelta del draft da Florida). È chiaro però che tutti i buoni propositi di riscossa ruoteranno attorno al giovane uomo-chiave della franchigia: John Wall è infatti chiamato al salto di qualità definitivo, per diventare il leader della squadra e confermare le aspettative che lo accompagnavano all’arrivo in NBA. Wall inizierà la stagione da infortunato, ma una volta tornato dall’operazione al menisco è atteso a una stagione da protagonista, per prendersi la squadra sulle spalle e farle inseguire il (molto difficile) sogno playoff.
22. Toronto Raptors.
Notizie dal confine: i Raptors sono una squadra. Dopo due annate da dimenticare la franchigia canadese sembra avere le carte in regola magari non per una stagione da protagonista ma almeno per non sfigurare. Gli arrivi di Fields, Lowry e dei rookie Valanciunas e Terrence Ross fanno di Toronto una squadra da guardare con attenzione. I playoff restano comunque un traguardo probabilmente irrealizzabile, soprattutto considerato che i Raptors fanno parte della Atlantic Division (insieme Boston, New York, Brooklyn e Philadelphia), probabilmente la più competitiva di questa stagione. Da italiani, speriamo in un campionato importante per il nostro Andrea Bargnani, chiamato a confermare le ottime cose mostrate in avvio della scorsa stagione prima degli infortuni che lo hanno tenuto spesso ai box.
21. Portland Trail Blazers.
I Blazers ci riprovano: dopo aver avuto tra le mani un trio di giocatori da fare invidia a tutta la lega (Aldridge-Roy-Oden) ma poi distrutto dai gravissimi infortuni alle ginocchia di due di loro (Roy tornerà quest’anno con la maglia di Minnesota mentre Oden ormai ha più presenze nelle cliniche di tutto il paese che in Nba), la franchigia dell’Oregon prova a pianificare il futuro con un nucleo di ragazzi dal futuro molto promettente, attorno a LaMarcus Aldridge che con i suoi 27 anni è ormai il veterano e l’uomo-squadra a tutti gli effetti. Col numero 6 al draft è stato scelto Damian Lillard, talento della piccola università di Weber State, un play che in summer league e nel precampionato ha fatto vedere grandi cose; il progetto ad ampio respiro è confermato dal rinnovo del ventiquattrenne francese Batum. I Blazers sono dunque una squadra che guarda senza dubbio al futuro, ma che già da quest’anno potrebbe togliersi qualche soddisfazione con l’ottimo basket e il caldissimo pubblico che li caratterizzano. I playoff, tuttavia, sono irraggiungibili.
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Quando giocando ti ho presentato come il nuovo Federico Buffa qualcuno pensava che stesso scherzando…..no no ero molto serio!!!!
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