E siamo finalmente arrivati alla puntata conclusiva del nostro viaggio alla scoperta delle 30 franchigie del campionato NBA. Oggi entriamo davvero nel vivo con la Top-10, le magnifiche dieci squadre che si daranno battaglia fino a Giugno per la conquista dell’anello.
10. Brooklyn Nets.
“I’m moving the Nets to BK” canta il rapper Jay-Z in una delle hit del suo ultimo album. L’ha fatto davvero: è riuscito a portare i suoi Nets, squadra del cuore della quale possiede una quota di minoranza, dall’anonimo New Jersey al cuore di New York, a Brooklyn, nel quartiere in cui è nato e cresciuto. Un sogno per lui e per i tifosi, che in un’estate vedono la loro squadra proiettata da assidua frequentatrice dei bassifondi a franchigia in grado i lottare per i primi 4 posti della Eastern Conference. La conferma di Deron Williams è stata il punto cruciale del progetto, e a cascata sono seguiti i rinnovi di Wallace, Lopez e Humphries. L’acquisto di Joe Johnson rende il quintetto dei Nets uno dei più forti della lega, supportato da un’ottima panchina in cui spiccano i nomi nuovi di Andray Blatche e C.J. Watson. I presupposti per far bene ci sono tutti e l’attenzione mediatica non mancherà: riusciranno i nuovi Nets ad avere tutto il successo del loro illustre mecenate?
9. Memphis Grizzlies.
“A Memphis ci sono due cose che non puoi fermare: il Grande Padre Mississipi e quello col numero 50”. Commentava così l’Avvocato, il grande Federico Buffa, dopo che la franchigia del Tennessee aveva eliminato i favoritissimi Spurs al primo turno dei playoff 2011 trascinata dal “numero 50”, al secolo Zach Randolph. Sarà proprio lui la chiave della stagione dei Grizzlies, che lo scorso anno dopo una discreta stagione regolare sono usciti immediatamente ai playoff ad opera dei Los Angeles Clippers. Z-Bo dovrà essere capace di fare la differenza per un team di ottimo livello ma a cui servirebbero un paio di tiratori per essere veramente attrezzato per competere ai più alti livelli. Al suo fianco anche Rudy Gay sarà chiamato a una stagione da protagonista, così come il centro Marc Gasol. L’obiettivo realistico è il sesto posto a Ovest, con la speranza di ottenere qualche scalpo illustre nei playoff: gli artigli dei Grizzlies graffieranno abbastanza?
8. Denver Nuggets.
L’anno della maturità. Non potrebbe essere altrimenti per un roster ricco di gioventù e di talento, atteso alla stagione della conferma e forse della definitiva consacrazione. Coach Karl ha a disposizione una gran quantità di “pepite” d’oro puro impreziosite dall’aggiunta di Andre Iguodala, arrivato da Philadelphia nella maxi-trade di Howard. Il roster è profondissimo e permette di schierare due quintetti molto competitivi, che rendono i Nuggets la possibile guastafeste della Western Conference. In Colorado si punta così a riconfermare il sesto posto della passata stagione, con l’obiettivo di migliorare ai playoff dove lo scorso anno conclusero la corsa al primo turno, perdendo in gara-7 coi Lakers. Ci sarà comunque da divertirsi grazie al loro basket ultra-offensivo e spettacolare e andrà seguito con molta attenzione il cammino del nostro Danilo Gallinari: se il Gallo potrà vivere una stagione senza infortuni questo per lui potrebbe essere l’anno della consacrazione.
7. Indiana Pacers.
Eccoci nell’Indiana: terra di agricoltori, motori e pallacanestro. I Pacers dopo un sorprendente terzo posto in stagione e dopo essere riusciti a impensierire seriamente gli Heat ai playoff ripartono con l’obiettivo di migliorare ancora. Per farlo hanno rinnovato il contratto col centro Roy Hibbert e con la guardia George Hill, rimpiazzando il partente play Collison con il pari ruolo DJ Augustin e aggiungendo a roster Gerald Green, Ian Mahinmi e Sam Young. Il giovane coach Frank Vogel dovrà confermare l’ottimo lavoro svolto nelle ultime due stagioni, con l’obiettivo di raggiungere la seconda piazza in campionato e di fare tanta strada ai playoff, mentre a livello societario l’addio del baffo più famoso dell’Indiana, Larry “Legend” Bird, è stato compensato dall’arrivo di Donnie Walsh, GM d’alta scuola. A questa squadra dal gioco non molto spettacolare ma tremendamente solida e difficile da affrontare sembra però mancare un vero go-to-guy per i playoff, quando la palla peserà davvero. Se Danny Granger si scoprisse uomo decisivo a Indianapolis potrebbero vivere una stagione sorpendente.
6. Los Angeles Clippers.
Estate a gonfie vele per i velieri: il roster che l’anno scorso è stato capace di raggiungere il secondo turno dei playoff è stato infatti rinforzato con una brillante campagna acquisti che ha portato sull’altra sponda di L.A. Lamar Odom e Jamal Crawford su tutti. Questo li mette in condizione per lottare per le posizioni di vertice a Ovest, anche se inizialmente sembrano un gradino sotto le principali pretendenti, soprattutto a causa della mai troppo convincente guida di coach Vinny Del Negro. In ogni caso è fondamentale una stagione di alto profilo, per convincere l’uomo-franchigia Chris Paul a rinnovare il suo contratto che scade il prossimo Giugno: perdendo lui i Clippers potrebbero dare addio a tutti i sogni di gloria, proseguendo una maledizione che dagli anni Settanta li vede come una delle franchigie meno vincenti del paese.
5. Boston Celtics.
Caccia al diciottesimo titolo. Dopo l’ennesima offseason capolavoro del GM Danny Ainge i Celtics si presentano ai nastri di partenza per giocarsi fino in fondo le proprie carte. Al controverso addio di Ray Allen hanno fatto immediatamente seguito le aggiunte di Jason Terry, Courtney Lee e Leandro Barbosa; dopo un anno di stop è tornato Jeff Green che in preseason ha mostrato prestazioni degne del talento che avevamo ammirato a Oklahoma City; in più è arrivato il rookie Jared Sullinger, ala da Ohio State che promette di essere il “furto del draft”. Ma soprattutto il Re Leone vuol continuare a essere il padrone della sua Giungla: è proprio il rinnovo triennale di Kevin Garnett che rende al meglio l’idea delle nuove ambizioni della franchigia del Trifoglio. Il compito di Doc Rivers sarà quello di centellinare il più possibile le energie di KG e di capitan Paul Pierce, per averli a disposizione tirati a lucido per l’inizio dei playoff. Il leader designato, dentro e fuori dal campo, sarà ormai Rajon Rondo, il Dalì del basket, che promette di portare i Celtics molto lontano. Perché a Boston si festeggia solo a Giugno, ed lì che i ragazzi vogliono arrivare. Mai come quest’anno: It’s all about 18.
4. San Antonio Spurs.
Come il buon vino: più invecchiano, più migliorano. Gli Spurs sembrano arrivati ogni anno al capolinea, con le 37 primavere di Tim Duncan e le 36 di Manu Ginobili; ma coach Popovich, che ne sa una più del diavolo, riesce ogni volta a trovare l’elisir di giovinezza che come per magia rende la sua squadra una delle più accreditate pretendenti al titolo. Il roster è sostanzialmente quello dello scorso anno, sconfitto dai Thunder in finale a Ovest dopo 20 vittorie consecutive tra campionato e playoff; l’obiettivo sarà ancora una volta quello di poter contenere il più possibile i minutaggi dei senatori per poterli poi avere freschi da metà Aprile in poi. Aspettiamoci l’inaspettato anche quest’anno da questi magici Spurs: il talento e la classe non invecchiano mai, e loro sono lì per dimostrarlo una volta di più.
3. Los Angeles Lakers.
“Solo terzi?”. Si, abbiamo messo in preventivo la vostra reazione sorpresa: ma nonostante una campagna acquisti faraonica e un monte salari di circa 100 milioni di dollari i gialloviola si fermano, per ora, al terzo posto. Il talento a disposizione è di proporzioni bibliche e sulla carta un quintetto come il loro è una chimera per le altre squadre. Ma nonostante questo a Hollywood le incognite non mancano: riusciranno i Lakers a diventare una squadra, trovando l’equilibrio tra i vari ego smisurati di campioni del calibro di Kobe, Nash e Howard? Riuscirà coach Brown, storicamente non un allenatore conosciuto per la sua personalità, a convincere i suoi al sacrificio degli interessi personali per il bene del team? Interrogativi per i quali dovremo aspettare i playoff per avere una risposta. Se riusciranno a trovare la quadratura del cerchio questi Lakers saranno difficilmente battibili: in caso contario, l’esplosione dello spogliatoio solleverebbe un fungo atomico degno di un test francese a Muroroa.
2. Oklahoma City Thunder.
Dopo la sconfitta nella prima, storica finale della loro giovane storia, i Durant-boys si lanciano nella stagione che sta per iniziare con la consapevolezza di essere finalmente pronti a laurearsi campioni. Il roster è sostanzialmente immutato e i tre ragazzi terribili, Durant, Westbrook e Harden, sono reduci da una medaglia d’oro olimpica vinta da protagonisti. Se vogliamo trovare una crepa in un sistema a prima vista perfetto non possiamo però non parlare del contratto in scadenza proprio di Harden: il ragazzo sembra abbastanza forte e maturo per non farsi condizionare dalle inevitabili voci di mercato che lo vedranno protagonista, ma una risoluzione della questione sarebbe auspicabile in tempi brevi per non rivivere una telenovela già vista in passato (vedi i casi Anthony e Howard). Se anche questo inconveniente verrà risolto allora i Thunder potranno puntare a raggiungere ancora le Finals e a conquistare il titolo, guidati dal sensazionale Kevin Durant: il “Divino” che sembra galleggiare sul campo ma che al momento decisivo è pronto a colpire come un fulmine. Il Fulmine e il Tuono: sarà un binomio vincente?
1. Miami Heat.
Ancora loro, ed è fin troppo facile dirlo. Il gorilla della pressione è finalmente sceso dalle spalle della squadra e soprattutto da quelle del Prescelto, quel LeBron James che ha dominato in lungo e in largo gli ultimi playoff prendendosi finalmente l’agognato anello dopo anni di assalti falliti. Alla squadra campione dello scorso anno sono stati addirittura aggiunti due tiratori micidiali: Rashard Lewis ma soprattutto Ray Allen, il miglior tiratore della storia del gioco, che ha lasciato Boston attirandosi gli strali di una tifoseria che lo adorava. Pensare a James, Wade, Bosh e Allen in campo tutti assieme nella solita squadra non può che far venire i brividi: di piacere per i tifosi degli Heat, di paura per quelli avversari. Dopo una vittoria fantastica come quella dello scorso anno l’unico dubbio che potrebbe per un attimo passare per la testa potrebbe essere quello dell’appagamento; ma se i campioni in carica avranno ancora fame (e ci potete scommettere), quest’anno sarà veramente dura batterli.
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Boston, and all points beyond
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Bravissimo lavoro di proporzioni Bibliche fatto in maniera egregia……Io come compagni di Division tendo a temere più Philly o NY che i Nets ma forse è solo per il ricordo che ho dell’ex squadra del New Jearsey…..