Sta arrivando Natale, e sotto l’albero di Celtic Nation c’è un regalo per voi: il nostro speciale power ranking NBA natalizio, per avere un quadro completo sulla situazione del campionato e per vedere cosa è cambiato dalla nostra analisi di fine Ottobre. Iniziamo il nostro viaggio dalla parte bassa della classifica, con le posizioni dalla 30 alla 21: per chi già pensa al draft del prossimo anno e chi cerca comunque di mettersi in luce nel duro mondo della più bella lega del pianeta.
30. Washington Wizards (3-21; posizione precedente: 23).
Altro che stregoni: a Washington l’unico incantesimo dell’anno è riuscito nella incredibile e inattesa vittoria casalinga contro Miami. Per il resto l’annata si sta rivelando un disastro su tutta la linea, con i buoni propositi iniziali che si sono infranti contro una partenza da 12 sconfitte consecutive. L’uomo franchigia Wall è ancora ai box per un intervento al ginocchio che avrebbe dovuto tenerlo fermo fino a metà Novembre ma che misteriosamente continua a impedirgli di scendere in campo. L’unico sorriso nella capitale arriva dal rookie Beal, che dopo un inizio stentato sta mettendo a segno cifre discrete (12,5 punti 3,6 rimbalzi e 2,3 assist a partita). L’obiettivo adesso è finire la stagione con dignità, evitando di riscrivere il record negativo di vittorie nella storia della NBA, e prepararsi al prossimo draft, che vedrà gli Wizards senz’altro tra le prime squadre a scegliere.
29. Cleveland Cavaliers (5-23; posizione precedente: 26).
Il miglior rimbalzista del campionato; un rookie di 21 anni che sta facendo una stagione degna della sua scelta numero 4; un play di 20 anni dal talento sopraffino che si sta già ritagliando un posto nell’élite della lega. Verrebbe da pensare ad una squadra almeno da playoff: e invece lo scenario è completamente diverso per i Cavaliers, desolatamente al penultimo posto della Eastern Conference. Nonostante l’esplosione di Varejao, l’ottimo impatto di Waiters e la consacrazione di Irving, Cleveland non riesce a schiodarsi dai bassifondi della classifica. Attorno a questi tre giocatori si registra infatti un vuoto cosmico (eccezion fatta per le prestazioni in continua ascesa di un altro rookie, il centro Zeller,), con una sequela di mestieranti che non riescono a dare un aiuto concreto ai 3 alfieri. La situazione dovrà cambiare in fretta, perché Irving sta rapidamente scalando le gerarchie e si sta imponendo come uno dei migliori play della lega: assecondarlo con una squadra quantomeno competitiva è un obbligo per la dirigenza, perché in caso contrario i Cavs potrebbero subire un altro abbandono illustre da parte del loro miglior giocatore (citofonare James per informazioni sulla fuga all’inglese).
28. Charlotte Bobcats (7-19; posizione precedente: 30)
Dopo un inizio di stagione sfolgorante (7 vittorie nelle prime 12 partite, eguagliando il totale dell’anno scorso) i Bobcats sono ritornati nella mediocrità che li ha caratterizzati nelle ultime stagioni, totalizzando ben 14 sconfitte di fila. Tuttavia non tutto è da buttare, perché la squadra ha dimostrato di avere un’identità e di saper lottare; in più, l’impatto dei giovani rappresenta una base solida per un futuro migliore: Kemba Walker sta mostrando tutti i numeri e il talento che aveva fatto solo intravedere nell’anno da rookie, mentre Michael Kidd-Gilchrist sta ripagando la figura del boss, tale Michael Jordan, che lo ha scelto al numero due al draft dello scorso Giugno. Un altro giro in lottery è assicurato anche per quest’anno, ma le giovani “Linci” (che il prossimo anno non si chiameranno più così, tornando all’antica e riappropriandosi del nome Hornets) stanno prenotando un domani un po’ più roseo per la franchigia del North Carolina.
27. Sacramento Kings (8-18; posizione precedente: 27).
Niente di nuovo per quella che poco più di un paio di lustri fa era una franchigia che incantava e giocava il miglior basket, mentre adesso rappresenta la “faccia povera” della California: quantità industriale di giovani talenti che, però, non trovano mai la giusta chimica per diventare una squadra. Il rookie Robinson non sta avendo l’impatto sperato, mentre le cifre di Cousins sono scese rispetto a quelle dello scorso anno e Tyreke Evans sta diventando un enigma senza soluzione (se non quella della cessione). Intanto lo spettro di un trasferimento della franchigia a Seattle si fa sempre più concreto: forse ci vuole questo tipo di scossa, per far tornare i Kings a quando erano davvero tra i Re dell’Ovest.
26. New Orleans Hornets (5-21; posizione precedente: 24).
Male ma non malissimo: se il record attuale piange, le prospettive future (non solo a lungo ma anche a breve termine) sono buone. La campagna da rookie di Anthony Davis, prima scelta per acclamazione, è stata fermata dopo un inizio discreto a causa di un problema da stress alla caviglia sinistra, mettendo pepe sulla corsa al titolo di rookie of the year (che sembrava già assegnato al ragazzone da Kentucky e che ora invece appare conteso a colpi di grandi partite da Damian Lillard) e azzoppando anche la franchigia che senza il suo giovane talento si è smarrita ed è entrata in un brutto giro di sconfitte. Adesso però Davis è tornato a pieno regime, e dopo gli stenti iniziali anche l’altro rookie, il figlio d’arte Rivers, sembra aver iniziato a capire il gioco dei “grandi”: ci sono tutti i presupposti per una rapida risalita e per una stagione dignitosa, in attesa di cambiare nome a fine stagione (da Hornets a Pelicans, in omaggio al simbolo dello stato della Louisiana) e di scegliere tra le prime 10 al prossimo draft.
25. Detroit Pistons (8-21; posizione precedente: 29).
La crisi a Detroit non riguarda solo il mercato delle sue storiche industrie automobilistiche, ma affligge ormai da qualche stagione anche i Pistons che anche quest’anno sono una presenza fissa nelle parti basse della graduatoria. Dopo il ciclo glorioso vissuto a cavallo tra il 2003 e il 2008 (sempre almeno in finale di Conference, con due apparizioni alla Finals e un titolo vinto) la franchigia della Motown non è più riuscita a riportarsi a quei livelli, scivolando sempre più in basso; anche quest’anno, nonostante il grande lavoro di coach Lawrence Frank e l’impegno che non manca mai da parte dei giocatori, le vittorie vengono festeggiate molto raramente. La squadra è comunque giovane, e le scelte al draft (Drummond alla 9 ma soprattutto Singler alla 33) si stanno rivelando azzeccate. Nella speranza che torni presto il sereno e che i motori della franchigia e della città tornino a rombare.
24. Toronto Raptors (9-19; posizione precedente: 22).
“La situazione è frustrante: ad oggi siamo la peggior squadra della lega”. Parole e musica (si fa per dire) del “nostro” Andrea Bargnani, uomo franchigia dei Raptors che dopo un’estate all’insegna dell’ottimismo e di voglia di far bene si trovano ancora una volta nelle retrovie della Eastern Conference, già staccati dalle zone che contano per ambire ad un posto ai playoff. Anche la stagione del Mago è stata fin qui deludente, con cifre in netto ribasso rispetto agli ultimi due anni; e non è certo un buon segno che, dopo l’infortunio al gomito di qualche giorno fa che lo costringerà ai box per un mesetto almeno, la squadra abbia infilato una striscia di 5 vittorie in fila. Le prossime gare saranno decisive per saperne di più: se la stagione di Toronto andasse definitivamente a sud, in terra canadese si inizierebbe già a pensare al draft di Giugno; se invece venissero confermati i progressi recenti, il GM Colangelo potrebbe anche decidere di rinforzare l’organico muovendosi sul mercato. E chissà che non sia proprio Bargnani la torre da muovere per cambiare gli assetti dei Raptors…
23. Phoenix Suns (11-15; posizione precedente: 18).
Nostalgia canaglia: quanto manca Nash in regia! L’addio del magico play è stato un colpo troppo duro da sopportare per la franchigia dell’Arizona: nonostante movimenti ben ponderati sul mercato, la squadra è formata da molti buoni giocatori senza però un fuoriclasse in grado di garantire quel qualcosa in più per vincere le partite. Senza le invenzioni dell’asso canadese infatti i Suns sono una squadra abbastanza piatta e lineare, che per imporsi sull’avversario non può prescindere da una grande prova di tutti i suoi elementi; un po’ poco per una città abituata fino a pochi anni fa a lottare ai vertici della Western Conference. Si attende la fine della stagione per concentrarsi sulla rifondazione della franchigia, magari con qualche trade a movimentare il mercato all’inizio del prossimo anno.
22. Orlando Magic (12-14; posizione precedente: 28).
Dopo una stagione avvelenata dall’ “affaire Howard” a Orlando finalmente si parla di nuovo di basket giocato, e ci si accorge che la vita senza Dwight non è poi tanto male: i Magic si stanno infatti rivelando un team quantomeno discreto, conquistando forse il ruolo di “squadra simpatia” della stagione. Coach Vaughn, al primo anno da allenatore e con una situazione iniziale non agevole da gestire, sta riuscendo a tenere le redini con autorità, giocando un basket ad alti ritmi che permette di ottimizzare le non eccelse qualità del collettivo. I rookie scelti al draft (in special modo Andrew Nicholson, scelto al numero 19) stanno ben figurando; le premesse sono quelle giuste per continuare a giocare un basket spensierato e senza troppe pressioni fino alla fine della stagione, concludendo con dignità e aspettando di vedere cosa si riserva il futuro. Intanto a Orlando stanno dimostrando che, in Florida, c’è ancora del basket anche oltre i lidi dorati di South Beach.
21. Portland Trail Blazers (12-12; posizione precedente: 21).
Dimenticati i fasti che furono (e, soprattutto, che avrebbero potuto essere) i Blazers sono in piena ricostruzione, ma le fondamenta gettate in estate appaiono solidissime: Aldridge è ormai perfettamente calato nel ruolo di uomo franchigia, con le sue ottime cifre che sono ormai un punto fermo, il “figliol prodigo” Batum sta continuando i miglioramenti che lo stanno rendendo ormai una realtà a livello NBA e il rookie Damian Lillard sta impressionando con numeri da giocatore vero che lo portano ad insidiare (e, al momento in cui scriviamo, forse anche a superare) Anthony Davis nella corsa al titolo di matricola dell’anno. Attorno a loro un gruppo di giovani come Matthews, Hickson e l’altro rookie Leondard danno vita ad un nucleo che potrà rappresentare il futuro della franchigia dell’Oregon negli anni a venire. I playoff non saranno alla portata in questa stagione, ma con un’altra scelta oculata al prossimo draft e con qualche piccolo ritocco questi Blazers potranno dire la loro nelle prossime stagioni.
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