Seconda puntata del nostro power ranking natalizio: siamo nella terra di mezzo, con le posizioni dalla 20 alla 11 che vedono protagoniste squadre che hanno tradito le aspettative iniziali o franchigie che hanno saputo sorprendere realizzando risultati migliori del previsto. Per tutte loro, c’è ancora tempo: la stagione sarà lunga e non mancheranno le prove d’appello o gli esami di conferma. Vediamo allora quali sono le squadre posizionate nella parte centrale della nostra classifica.
20. Dallas Mavericks (12-15; posizione precedente: 12).
Tempi duri per i texani: dopo il rinnovamento estivo, che ha lasciato come unici “superstiti” della squadra del titolo l’uomo franchigia Nowitzki e coach Carlisle, i Mavs si ritrovano a lottare con le unghie per le ultime piazze ai playoff nell’agguerritissima Western Conference. O.J. Mayo si sta rivelando un’aggiunta notevole, ma il biennale da 8 milioni complessivi firmato in estate prevede un’opzione del giocatore per il secondo anno: è molto probabile che a breve inizino a circolare voci e indiscrezioni sul futuro del giocatore, che potrebbero distrarlo delle questioni prettamente cestistiche. Resta comunque il fatto che Dallas veleggia intorno al 50% di vittorie senza però mai aver avuto a disposizione Nowitzki, talento assoluto se ce n’è uno: al rientro del tedesco da Wurzburg la stagione potrebbe svoltare, e i Mavs potranno probabilmente lottare fino all’ultimo per una poltrona in postseason.
19. Philadelphia 76ers (13-14; posizione precedente: 14).
In ginocchio da te. La canzone e l’omonimo film di Gianni Morandi sembrano descrivere alla perfezione il momento vissuto dai Sixers: dopo essersi assicurati con la trade dell’estate i servigi di Andrew Bynum, pezzo da novanta nonché uno degli ultimi centri dominanti della lega, l’entusiasmo della piazza si è via via smorzato a causa dei continui problemi fisici del bambinone ex Lakers, che ancora ne hanno impedito il debutto stagionale. Quindi una squadra che a inizio anno poteva aspirare ai primi posti a Est si trova al momento addirittura fuori dai playoff, malgrado il sempre valido lavoro di coach Doug Collins. Jrue Holiday sta completando la sua maturazione, dimostrandosi ormai giocatore maturo e pronto a recitare un ruolo da protagonista al top della NBA, e anche Turner, seppur con i soliti alti e bassi che lo caratterizzano, sta migliorando il suo impatto e le sue cifre. Tuttavia Phila resta una squadra di livello medio, senza un giocatore in grado di farle fare il salto di qualità: se solo le ginocchia di Bynum smettessero di fare i capricci…
18. Los Angeles Lakers (13-14; posizione precedente: 3).
Come Lucifero, l’angelo caduto, anche i Lakers stanno assaggiando la polvere: la squadra dei sogni, la collezione di all-star che avrebbe dovuto battere il record dei Bulls di Jordan, si trova invece a fare i conti con un presente enigmatico che li vedo in risalita dopo un inizio di stagione che definire disastroso è puro eufemismo. Il licenziamento record di Mike Brown (silurato dopo appena 5 partite) e l’avvicendamento in panchina con Mike D’Antoni non ha generato i risultati sperati, perché il sottile equilibrio (sia in campo che fuori) tra gli ego delle varie superstar rimane ancora una chimera. La speranza è che, come l’arrivo del Messia, il Natale porti un Nash in più nel motore: il play canadese, probabilmente l’ago della bilancia del complesso marchingegno giallo viola, è infatti pronto a tornare in campo dopo un infortunio alla gamba che lo ha costretto a fermarsi dopo sole due partite. D’Antoni e tutto il management dei Lakers si augurano che sia lui la panacea dei mali della squadra, e che possa illuminare di luce cestistica la proverbiale penombra degli spalti dello Staples Center.
17. Boston Celtics (13-13; posizione precedente: 5).
Un passo avanti rispetto ai Lakers solo perché i proclami di inizio anno erano in tono minore di quelli dei gialloviola, ma anche i Celtics finora stanno deludendo su tutta la linea: Boston sembra faticare terribilmente a vincere le partite (soprattutto contro avversari di livello pari o superiore) e la chimica di squadra pare ancora di là da venire. La panchina, che doveva essere il punto di forza, sta invece stentando: Lee sta iniziando adesso a entrare nei meccanismi di squadra, mentre Jeff Green alterna giocate da fuoriclasse assoluto a pause apatiche in cui si isola dal contesto della partita. Le buone notizie arrivano dai senatori, perché Rondo ha ormai preso in mano la squadra, Garnett non fa mai mancare il suo apporto e Pierce è ancora il solito, micidiale realizzatore in grado di dominare le partite. Ma la difesa non è lontanamente parente di quella che ha fatto grandi i Celtics di ogni epoca, poco reattiva e battuta con regolarità dagli attacchi avversari. La stagione è lunga, ma il tempo non aspetta: la finestra dei veterani per puntare al titolo è sempre più stretta, ma manca il senso di urgenza di cui una squadra in missione non può fare a meno.
16. Milwaukee Bucks (14-12; posizione precedente: 20).
Non avranno l’appeal o la storia di molte altre franchigie, ma questi Bucks sanno vendere cara la pelle ed essere un avversario davvero tosto. Se l’obiettivo stagionale era quello di restare in scia al treno dei playoff, possiamo constatare come le premesse sono state addirittura superate, con un quinto posto a Est che racconta tutti i pregi della squadra di coach Skiles. La coesistenza tra la coppia di guardie tiratrici (e qui non potrebbe esserci appellativo più adeguato, data la spiccata tendenza alla conclusione del duo in questione) Jennings-Ellis è finora pienamente riuscita, e sotto le plance è emerso l’ottimo apporto di Larry Sanders (autore, tra le altre cose, di una tripla doppia grazie alle stoppate). Dopo una grande prima parte di stagione Milwaukee si candida quindi con decisione a un posto nei playoff, dove mancano da 3 stagioni.
15. Brooklyn Nets (13-12; posizione precedente: 10).
Big city life per i nuovi Nets. Trasferiti a Brooklyn, New York, per volere dell’illustre proprietario di minoranza (e nativo proprio di Brooklyn) Jay-Z, i Nets sono partiti fortissimo, dando credito alle voci che li volevano come nuovi padroni della città. Tuttavia dopo l’entusiasmo iniziale sono arrivate le prime difficoltà, accusate un po’ dalla squadra che ha così iniziato a perdere terreno fino a scivolare nelle ultime posizioni utili per andare ai playoff. Il “progetto Brooklyn” sta ancora muovendo i primi passi, riscuotendo comunque un grande successo in termini di pubblico e di attenzione mediatica, ed è fisiologico un periodo di assestamento per una squadra che ha mostrato di avere le carte in regola per dare fastidio a molti. I discorsi sul titolo sono ancora prematuri, ma se tutto andrà per il verso giusto i Nets se la giocheranno per un posto intorno alla metà della griglia playoff, e una volta in ballo potranno impensierire chiunque. Intanto si godono un posto in primo piano nel panorama della Grande Mela; l’obiettivo è quello di diventare come il loro mecenate Jay-Z: dal’anonimato al predominio sulla città, prima di conquistare il mondo.
14. Houston Rockets (14-12; posizione precedente: 25).
Fear the Beard. L’effetto-barba si è abbattuto su Houston poche ore prima dell’inizio della stagione, quando nella città texana ci si preparava a vivere una stagione di piena transizione con la squadra giovane della lega, in attesa di un futuro migliore. L’arrivo di Harden ha invece ribaltato le prospettive, rendendo i Rockets la mina vagante nella corsa ai playoff della Western Conference. E fino ad ora il barba ha svolto al meglio il suo compito, risultando il trascinatore di una franchigia molto interessante: accanto a lui nel back court agisce infatti Jeremy Lin, che con la sua “Linsanity” aveva fatto cadere ai suoi piedi un villaggetto di periferia di nome New York; l’ala piccola Parsons, dopo un’ottima annata da rookie, sta mettendo insieme cifre importanti e consistenti e da promessa si sta tramutando in solida realtà; infine il centro turco Asik, apprezzato principalmente per le spiccate doti difensive in quel di Chicago, si sta dimostrando un ‘arma decisiva a rimbalzo e anche in attacco. Tutto ciò candida i Rockets a lottare per un posto nei playoff, ma anche se questo traguardo non arrivasse non sarebbe un dramma: la squadra è giovane, talentuosissima e con ampi margini di miglioramento. Perché l’era d’oro di Olajuwon è lontana, e i fans texani hanno una voglia matta di tornare a lottare per le posizioni che contanto.
13. Minnesota Timberwolves (13-11; posizione precedente: 17).
Si torna a ballare coi lupi nei boschi del Nord America: i T’Wolves stanno infatti rispettando le attese che li volevano protagonisti nella corsa ai playoff, nonostante una partenza a handicap con i due leader Love e Rubio fermi per infortunio e con defezioni assortite (Budinger, Roy e adesso Josh Howard) che hanno ridotto all’osso le rotazioni. Coach Adelman, vero maestro della panchina, ha saputo trovare gli aggiustamenti adeguati, grazie al ritorno ad alti livelli di Kirilenko, all’esplosione di Pekovic e all’impatto inaspettato di un altro europeo, il rookie russo Shved, che hanno portato la squadra in piena zona playoff. La strada per la postseason sarà ancora lunga e tortuosa, anche perché le presententi a Ovest sono davvero tante, ma nello Stato dei laghi non si precludono alcun traguardo, convinti di avere un team attrezzato e ben bilanciato. Per tornare ai fasti di una decina di anni fa, quando con Kevin Garnett avevano un balcone con vista sui piani alti dell’Ovest, e per evitare che la storia si ripeta come con KG e cercando di trattenere il più possibile il magnifico barbuto che risponde al nome di Kevin Love.
12. Indiana Pacers (16-12; posizione precedente: 7).
Come una macchina a cui pattinano le ruote in partenza: è questa l’immagine della partenza dei Pacers, che si presentavano in griglia di partenza come una delle franchigie più accreditate della Eastern Conference e che sono invece partiti a rilento, riuscendo solo nelle ultime gare a rimettersi in carreggiata e a risalire la classifica. L’assenza per infortunio di Danny Granger (che rientrerà non prima dell’All-Star game) è stata accusata dagli uomini di coach Vogel, che non hanno trovato in Roy Hibbert (e nel suo nuovo contratto al massimo salariale) l’uomo in grado di essere il volto della franchigia in attesa del rientro del capitano. I Pacers si sono quindi messi nelle mani di un trio di giocatori (West, George e Hill) dal rendimento costante e affidabile, e grazie a loro hanno superato le difficoltà di un inizio che li ha visti per lunghi tratti con un record perdente, riuscendo a stabilizzarsi in piena zona playoff. Aspettiamoci un ulteriore crescendo dei galloblu, soprattutto se i progressi di George proseguiranno su questa linea: li troveremo tra i protagonisti a lottare al vertice tra non molto, e col rientro di Granger potranno ancora una volta recitare il ruolo di sorpresa della postseason.
11. Utah Jazz (15-14; posizione precedente: 16).
I mormoni non si smentiscono, e come da tradizione sono lì a lottare per le posizioni che contano della Western Conference. Grazie al fortino casalingo della Energy Solutions Arena (record interno di 9 vinte e solo 2 perse) i Jazz si presentano per l’ennesima volta come una solida candidata ad un posto ai playoff, malgrado i pronostici estivi li vedessero alla prese con un’annata contraddittoria e di transizione, in attesa di definire la scelte per il futuro. Scelte che, in effetti, sono sempre da effettuare, possibilmente non a cuor leggero: i contratti di Jefferson e Millsap vanno in scadenza a Giugno, e i loro eredi designati (Favors e Kanter) stanno aumentando il loro rendimento proporzionalmente alla fiducia e al minutaggio loro concessi. Ma i problemi di mercato non sembrano per ora condizionare i ragazzi di coach Corbin, che lotteranno fino all’ultimo (trade permettendo) per un posto al sole a Ovest.
You must be logged in to post a comment.
Boston, and all points beyond
-----------------------------------------------------
Phone: BR549
Email: contact.us@celtic-nation.com
Website: www.celtic-nation.com
-----------------------------------------------------