Eccoci alla terza e ultima parte del nostro speciale power ranking di Natale: è il momento del top della NBA, la crème de la crème, con le posizioni dalla 10 alla 1. Chi sarà le regina di Natale? Andiamo a scoprirlo!
10. Denver Nuggets (15-13; posizione precedente: 8).
È la franchigia del Colorado ad aprire le magnifiche dieci della nostra classifica: i ragazzi di George Karl scendono di qualche gradino rispetto alle nostre previsioni di Ottobre, a causa di un inizio un po’ sottotono che li ha visti per lunghi tratti con un record sotto il 50% di vittorie. I motivi della partenza ad handicap però sono presto spiegati: l’innesto di un top-player come Iguodala che ha reso necessario un inevitabile periodo di adattamente, ma soprattutto il calendario folle che li ha visti protagonisti di ben 19 gare in trasferta, più del doppio delle sole 9 casalinghe (in cui notoriamente i Nuggets si esaltano, prova ne sia il quasi immacolato record di 8-1 nelle partite interne). Più che buona finora la stagione del nostro Gallinari, top scorer del team con quasi 16 punti di media e sempre più all-around player ormai di altissimo livello: l’impressione è che manchi davvero poco al nostro Danilo per esplodere e consacrarsi definitivamente nell’élite della lega. Se così fosse, in Colorado potrebbero prepararsi ad una nuova “febbre dell’oro”: manca tanto così perché le “pepite” di Denver inizino ad essere tra le più brillanti della lega.
9. Chicago Bulls (15-11; posizione precedente: 11).
Il Ritorno può attendere. L’attesa della città dell’Illinois cresce sempre di più, man mano che si avvicina il giorno del rientro in campo di uno dei suoi figli prediletti, quel Derrick Rose il cui drammatico infortunio al crociato degli scorsi playoff ha tarpato le ali ai Bulls nella corsa al titolo. Tutti aspettano a gloria il suo ritorno, ma gli uomini di coach Thibodeau stanno facendo un lavoro eccelso per riconsegnare una squadra vincente nelle mani del loro leader designato: nonostante le mosse estive che hanno rinnovato non poco il roster, soprattutto cambiando quasi completamente la panchina che era stata uno dei punti di forza degli anni scorsi, i “Tori” stanno rispondendo alla grande marciando a un ritmo intorno al 60% di vittorie. Giocatori come Robinson, Gibson, Butler ma soprattutto il nostro Belinelli stanno dando una spinta incredibile al solido nucleo costituito da Deng, Noah e Boozer. La crescita del Beli appare esponenziale, soprattutto da quando è stato spostato in quintetto al posto dell’infortunato Hamilton: Marco sente la fiducia del coach e dell’ambiente, e la sta ripagando con prestazioni ottime che ne fanno un giocatore ormai maturo e consapevole del proprio ruolo nella lega. Nella “città del vento” si sta quindi seminando a regola d’arte, in attesa del ritorno di Rose: un suo rientro anche solo vicino al top della forma potrebbe proiettare questi Bulls ai piano altissimi della NBA.
8. Atlanta Hawks (16-9; posizione precedente: 15).
I “Falchi” volano altissimi. Dopo un’estate che li ha visti cedere il loro uomo franchigia Joe Johnson e affacciarsi alla nuova stagione con grande incertezza a causa dei tantissimi contratti in scadenza, gli Hawks stanno superando qualsiasi aspettativa, con un terzo posto nella Eastern Conference che lascia a bocca aperta anche i loro sostenitori più incalliti. Josh Smith sembra non essere condizionato dal suo contratto in scadenza a Giugno e dalle voci sul suo futuro, e insieme a Al Horford forma una delle coppie di lunghi più forti e complete della lega; Lou Williams si sta confermando come un sesto uomo extra-lusso ripetendo quasi in fotocopia le cifre dello scorso anno a Philadelphia, mentre tutto il resto della squadra fornisce un solido apporto soprattutto sul lato difensivo (gli Hawks sono infatti la quinta miglior difesa del campionato). Ci sarà da vedere come si svilupperà le gestione dei contratti in scadenza (non solo Smith e molti altri giocatori, ma anche coach Larry Drew e il GM Danny Ferry): se entro Febbraio non succederà niente, questi Hawks potranno dire la loro nei playoff, probabilmente senza poter ambire al titolo ma interpretando il ruolo di guastatori.
7. Golden State Warriors (18-10; posizione precedente: 19).
California here we come! Dopo anni letargici intervallati da una sola, sfolgorante apparizione ai playoff (anno 2007, giustizieri dei favoritissimi Dallas Mavericks in una delle serie più incredibili delle ultime stagioni) gli Warriors stanno imponendosi prepotentemente come una bella realtà della Western Conference. Pur privi da inizio stagione del centro australiano Bogut, la franchigia di Oakland sta impressionando tutti con il basket fresco e spumeggiante giocato dai tanti giovani e talentuosi giocatori agli ordini di coach Mark Jackson, trascinati dal duo Curry-Lee: il primo sembra aver dimenticato problemi alle caviglie che lo hanno martoriato nelle ultime due stagioni, mentre il secondo sembra essere tornato la macchina da “doppie-doppie” che si era guadagnato la convocazione all’All-Star game nel 2010. Il sophomore Klay Thompson si sta confermando come uno dei giovani prospetti più intriganti del campionato (quasi 16 punti di media per il ventiduenne figlio d’arte), mentre i ragazzi scelti al draft (Barnes, Green e Ezeli) stanno ben impressionando, portando un contributo importante alla causa. Vedremo quanto durerà la favola: intanto lasciamoci conquistare dalla meglio gioventù californiana.
6. Memphis Grizzlies (18-7; posizione precedente: 9).
Gli artigli del Grizzly sono più affilati che mai. Dopo la delusione della scorsa stagione (estromessi a sorpresa al primo turno dei playoff dai Clippers) per Memphis questa stagione si annunciava coma una sorta di “anno zero”, con due opzioni possibili: cavalcare un roster che si dimostrasse vincente e in grado di competere ai massimi livelli oppure mettersi nell’ordine delle idee di effettuare un rinnovamento sostanziale. Visti i risultati della prima parte della stagione, non ci sono dubbi che nel Tennessee ormai si ragioni in ottica di piani alti dell’Ovest: l’addio di O.J. Mayo ha senz’altro comportato la perdita di un talento assoluto, ma lo spogliatoio ha beneficiato del fatto di non dover più gestire un altro caratterino insieme a quelli di Randolph e Gay. Al posto della guardia da USC sono arrivati giocatori meno talentuosi ma funzionali al progetto (Bayless, Pondexter e Ellington) che si sono subito inseriti nei meccanismi e hanno portato subito il loro mattone alla causa. Se la dirigenza riuscisse a piazzare un colpo di mercato entro la fine di febbraio, allora questi Grizzlies avranno davvero tutte le carte in regola per fare molta strada nella postseason.
5. New York Knicks (20-7; posizione precedente: 13).
Fuochi d’artificio e squilli di tromba nella Grande Mela: i Knicks sono finalmente tornati grandi e competitivi come non accadeva da più di un decennio. Una offseason che, a prima vista, poteva dare l’idea di una collezione di figurine con poco costrutto (con l’aggiunta di veterani carichi di gloria ma ormai agli sgoccioli della loro carriera o addirittura ingaggiati dopo un clamoroso ritorno in scena, vedi Rasheed Wallace) si è invece rivelata un colpo di genio da parte del GM Glen Grunwald, perché il contributi di queste aggiunte è stato importantissimo tanto sul campo quanto (e forse soprattutto) a livello di spogliatoio). Dal mercato sono arrivati anche un solido role-player come Brewer e un gradito ritorno come quello di Felton, che insieme a Chandler dà vita a uno degli assi play-centro più forti della lega (soprattutto nel pick&roll, fondamentale in cui Chandler è un vero maestro). Ma ciò che più sorprende è il diverso atteggiamento dei reduci delle scorse stagioni in particolare JR Smith e Carmelo Anthony: il primo ha finalmente capito che il talento da solo non basta, mettendosi al servizio della squadra e mostrando attitudine e qualità di altruismo in passato sconosciute; Melo invece sta costruendo un’annata da all-star e da vero leader della franchigia, come mai gli era capitato in passato, confermandosi realizzatore letale ma in grado anche di muovere palla e coinvolgere i compagni. Insomma, il giocattolo allestito dalla dirigenza e comandato da coach Woodson sembra quasi perfetto; ma ciononostante rimane un unico, enorme interrogativo su questi knicks: cosa accadrà al rientro di Stoudemire? Se anche “Stat” riuscirà a calarsi nella nuova mentalità di squadra e accettare il proprio ruolo senza pretendere i riflettori solo per se, questi Knicks potranno andare lontano: perché no, anche fino a Giugno…
4. Miami Heat (18-6; posizione precedente: 1).
Non fatevi ingannare dal trovare gli Heat ai piedi del podio: il loro ruolo di favoritissimi non si tocca, ma in questa prima parte dell’anno a South Beach stanno dando l’impressione di non aver ancora inserito le marce alte. L’arrivo di Ray Allen ha pagato immediatamente dividendi clamorosi, dando subito un assaggio del potenziale di fuoco degli Heat di questa stagione. Tuttavia, dopo un inizio fulminante in linea con le sue abitudini, “He Got Game” ha visto un po’ calare il suo rendimento e la sua fiducia, e coach Spoelstra si è adeguato cambiando le rotazioni e riducendo il minutaggio del grande veterano (per quello che sarà uno dei grandi temi della stagione: dopo aver trovato un equilibrio per i suoi Big3, riuscirà il giovane coach a gestire l’inserimento a roster di un altro campionissimo come Allen?). LeBron e soci danno comunque l’impressione di essere in completo controllo della situazione e di poter aumentare il loro ritmo a piacimento: Wade sta tornando in forma dopo l’infortunio al ginocchio che lo ha costretto a saltare le Olimpiadi, Bosh garantisce il solito contributo di sostanza mentre James è sempre più giocatore totale, manifesto del basket moderno fatto di atletismo e small ball, e con cifre ma soprattutto percentuali che lasciano a bocca aperta (54% dal campo e 44% da 3). Insomma, Miami scende dal podio del nostro power ranking, ma potete scommettere che anche quest’anno saranno tra i protagonisti assoluti del campionato. E sarebbe una grande sorpresa non trovarli in corsa quando si giocherà per gli Anelli.
3. San Antonio Spurs (21-8; posizione precedente: 4).
Ogni anno la stessa storia: pensi che sia finita, che uno dei cicli più incredibili della storia dello sport sia finalmente giunto al capolinea, e invece ti ritrovi incredulo ad ammirare una squadra che sembra non dover finire mai. Gli Spurs sono stati l’NBA degli ultimi 15 anni (casualmente proprio dall’entrata nella lega di un signore di nome Tim Duncan, che è ancora il volto della franchigia nonostante le sue 36 primavere), ma grazie al talento infinito dei loro veterani e al fiuto della dirigenza, il tutto plasmato da uno stregone della panchina come Popovich, il loro nome non manca mai tra i primi posti della Western Conference. Il tutto con un Manu Ginobili ancora non in perfette condizioni e spesso frenato da alcuni acciacchi e con un Kawhi Leonard (giovane al secondo anno che ha sbalordito tutti nella stagione da rookie) ai box per lungo tempo a causa di una fastidiosa tendinite. Insomma, la musica non cambia mai sotto l’Alamo: anche quest’anno per arrivare in fondo, a Ovest ci sarà da fare i conti con i Popovich-boys.
2. Los Angeles Clippers (21-6; posizione precedente: 6).
Niente statue; niente stendardi; anni e anni di batoste e sconfitte. Ma quest’anno le chiavi dello Staples Center le hanno loro, i Clippers, che per una volta guardano i cugini ricchi dei Lakers dall’alto in basso. Si perché questo inizio di stagione non è stato solo salti e zompi, la famosa “Lob City” fatta di alley-hoop millimetrici da Chris Paul a Griffin o DeAndre Jordan; no, quest’anno la musica sembra essere diversa, perché i “Velieri” sembrano essere diventati una squadra vera. Le aggiunte estive si stanno rivelando tutte più che azzeccate, e anche quella che sembrava una scommessa azzardata (il ritorno a L.A. di Lamar Odom) sta pagando dividendi, perché il “signor Kardashian” sembra essere ritornato un giocatore di basket. Grazia a tutto questo (oltre che alla crescita di Blake Griffin e alla classe del solito Artista della palla a spicchi che risponde al nome di Chris Paul) i Clippers si piazzano al secondo posto a Ovest, a un passo dalla vetta e ai primi posti nelle principali statistiche (efficienza e punti segnati). Spiegate le vele: questi Clippers vogliono arrivare lontano.
1. Oklahoma City Thunder (21-5; posizione precedente: 2).
Eccoci in vetta alla nostra classifica, dove osano le aquile e dove il Tuono impone la sua legge: nonostante la perdita della barba più famosa del mondo (alias James Harden, ceduto ai Rockets dopo il rifiuto della proposta di rinnovo del contratto) i Thunder non hanno perso lo smalto delle ultime stagioni, e si stanno invece confermando al vertice della Western Conference. Durant e Westbrook sono l’accoppiata più micidiale della lega, con il primo sempre più Divino da ogni lato del campo, mentre Westbrook sembra decisamente maturato e oltre alla solita dose di dinamite spacca-difese che lo contraddistingue sta mettendo in mostra anche una visione di gioco e una voglia di coinvolgere i compagni che sembrava aver smarrito nel corso della passata stagione. Accanto a loro un Serge Ibaka sempre più migliorato e in costante ascesa , insieme ai rocciosi Perkins e Sefolosha, compongono uno dei quintetti più forti della lega, in grado di giocare un basket a ritmi forsennati che nessuno (eccezion fatta per i Miami Heat) è in grado di sostenere. Kevin Martin si sta rivelando un’aggiunta ancor più efficace del previsto, portando una ottima dose di punti e personalità alla second-unit. Tutto ciò rende questi Thunder la squadra più forte al momento attuale, e una delle più serie candidate al titolo di campione NBA. Per proseguire sulla strada del miglioramento imboccata già dall’ultimo anno della franchigia a Seattle manca un ultimo gradino: conquistare il mondo. Durant e Westbrook sono pronti ad andare in scena: come Batman e Robin, per essere i numeri uno.
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