Spente le luci del Garden dopo l’entusiasmante vittoria di ieri sera contro i Miami Heat, i Celtics tornano subito a fare i conti con la dura realtà che li vede con un record perdente, aggrappati all’ultimo posto disponibile per i playoff e in più senza il giocatore-franchigia per tutto il resto della stagione. L’infortunio al crociato di Rondo, che lo terrà fuori almeno fino all’inizio del prossimo campionato, rende ancor più complicata la situazione della franchigia del Trifoglio, sia a livello tecnico che a livello dirigenziale.
Partiamo dal punto di vista prettamente cestistico. Senza Rondo i Celtics perdono una buona fetta del loro potenziale offensivo: stiamo parlando di un giocatore da 13 punti e 11 assist e 5 rimbalzi di media, che dunque con le sue prestazioni produce con buona approssimazione una quarantina di punti a sera per la sua squadra. Già privi di una vera riserva nel ruolo di playmaker, i Celtics si trovano ora completamente sprovvisti di un vero “ball-handler” di livello, dato che il backcourt biancoverde è costituito da 4 guardie pure come Bradley, Lee, Terry e Barbosa. Non tralasciamo poi l’aspetto emotivo e mentale, perché Rajon è ormai il leader conclamato e il trascinatore della squadra, e la sua assenza si farà sentire anche sotto questo punto di vista. I free agent nel ruolo scarseggiano, e forse il solo Delonte West (ex molto amato dai tifosi e stimato dallo staff tecnico) potrebbe essere una soluzione credibile da adottare in corso d’opera; un rimedio interno potrebbe invece essere la promozione in quintetto di Terry, con gestione del pallone affidata nelle mani di Pierce che ricoprirebbe così il ruolo di point forward.
Ma senza dubbio i problemi più importanti sorgono a livello dirigenziale e di scelte di mercato in ottica futura. La fantastica vittoria contro gli Heat non deve trarre in inganno: si è trattato di un match particolare sotto tutti i punti di vista, dal grande impatto motivazionale su ogni singolo giocatore (la sfida ai campioni in carica nonché acerrimi rivali e il ritorno a Boston di Ray Allen hanno infatti caricato la gara di contenuti extra-cestistici di non trascurabile importanza). È pur vero che Boston ha saputo imporsi anche contro i Knicks in assenza del suo numero 9, fornendo anche in quell’occasione una prestazione gagliarda e convincente; ma è fuor di dubbio che una situazione già gravata di molti punti interrogativi fino a questo momento della stagione diventa adesso ancor più intricata, con un pessimismo ormai dilagante e la preoccupazione di non poter addirittura raggiungere la postseason. Per questo motivo Danny Ainge, che già probabilmente stava sondando il mercato in cerca di qualche trade che rendesse la squadra più competitiva nell’immediato, si trova ora a dover ponderare un’ulteriore variabile come quella della perdita di Rondo: senza di lui è difficile pensare a dei Celtics in grado di competere nei playoff, soprattutto considerato il fatto che i veterani come Pierce e Garnett vedranno accrescere il loro ruolo e le loro responsabilità a fronte di un declino fisiologico che giocoforza ne ha ridotto sempre più l’impatto. Gli scenari possono quindi essere molto vasti: da una calma piatta in attesa di vedere la reazione emotiva e tecnica della squadra in assenza del suo leader, a una rivoluzione totale che, assumendo come improbabile una nuova corsa al titolo con questo roster, metta in atto una serie di scambi per ottenere giocatori giovani coi quali iniziare la ricostruzione dal prossimo anno (ponendo come base imprescindibile il rientrante Rondo, Bradley, Sullinger e eventualmente Green). Wyc Grousbeck, uno dei proprietari della franchigia, ha paventato un mese molto movimentato per il mercato dei Celtics, e queste dichiarazioni (rilasciate comunque prima dell’infortunio di Rondo) potrebbero davvero far pensare a una sostanziale e radicale ricostruzione messa in atto da Ainge e soci. Non dimentichiamoci però che la stagione dei Chicago Bulls può essere di grande esempio in questo senso, con coach Thibodeau che è riuscito a mantenere i suoi al vertice della Eastern Conference seppur senza l’apporto di Derrick Rose, che non è ancora rientrato da un infortunio al crociato identico a quello di Rondo. In sostanza, il cuore direbbe di andare avanti così e dare una chance a questo gruppo, oltre che permettere a Pierce e Garnett (che peraltro ha una “no trade clause” nel contratto e può bloccare ogni suo trasferimento a lui non gradito) di terminare le loro carriere in biancoverde, guardando proprio ai Bulls come modello di gestione della squadra priva del suo giocatore-chiave; le logiche razionali e di opportunità invece vorrebbero veder iniziare la pianificazione del futuro già da adesso.
Sentimento o calcolo: a te la scelta Danny.
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